AIME’ GORRET
“L’ORSO DELLA MONTAGNA”
VIVE NELLA SUA VALTOURNENCHE ATTRAVERSO UNA PIAZZA A LUI DEDICATA
VALTOURNENCHE – “Orso della montagna”. Così amava definirsi l’abbé Amé (Amato in lingua indigena) Gorret. Le grand Gorret, come era conosciuto per l’imponente stazza fisica, ha ricevuto omaggio dalla nativa Valtournenche con una piazza a lui intitolata nel pieno centro del paese dove vide la luce nel 1836. Trascorsa l’infanzia nei prati di Cheneil, dopo i primi approcci culturali a Paquier con il parroco Bore precettore, iniziò il suo percorso ecclesiastico nel seminario di Aosta. Ma il richiamo della sua montagna, il Cervino, fu sempre forte e nel 1857 prese parte al primo tentativo ufficiale di salita alla Gran Becca, assieme al “bersagliere” Jean Antoine Carrel. Raggiunsero solo la testa del Leone, ma diedero il là all’impresa che si concretizzò otto anni dopo nel 1865. Edward Whymper il 13 luglio dello stesso anno conquistò la vetta sotto gli occhi scoraggiati di Jean Antoine Carrel, Jean Joseph Maquignaz, César Carrel e Charles Gorret. Fu in quel momento che la tenacia di Amé Gorret funse da sprone e al grido “pour l’honneur et la vengeance du pays”, egli stesso assieme a Jean Antoine Carrel, Jean Baptiste Bich e Jean Antoine Meynet aprì la via dal versante di Valtournenche a tre giorni dall’impresa dell’alpinista britannico. Spirito libero, scrittore, uomo della montagna, Amé Gorret concluse la sua esistenza il 4 novembre 1907 a Saint Pierre, nell’ospizio per vecchi prelati, dopo aver peregrinato da una parrocchia all’altra e trascorso ben 21 anni nella rettoria di Saint Jacques in Val d’Ayas. A quasi cento anni dalla scomparsa Valtournenche ha voluto celebrarne il ricordo con l’intitolazione di una piazzetta alla presenza del sindaco Giorgio Pession, del parroco Don Paolo Papone e delle autorità regionali. Una cerimonia suggestiva con la scoperta di una targa ricordo che ha riportato indietro la memoria, come una macchina del tempo quando l’alpinismo muoveva i suoi primi importanti passi. Il tutto sarebbe dovuto avvenire un anno fa, quando l’inaugurazione era già stata predisposta. Pochi giorni prima dell’evento, l’improvvisa scomparsa di don Vittorio Desandré, parroco di Valtournenche per 36 anni e tra i promotori dell’iniziativa, cambiò i programmi. Forse un segno di Dio che ha fatto sì che Amé Gorret fosse ricordato esattamente a un secolo dalla morte, e con lui la popolazione residente e dei villeggianti che da anni frequentano questa valle simbolo delle Alpi, rendesse omaggio anche alla figura dell’indimenticato don Vittorio Desandré.
Stefano Sciandra: Giornalista de IL SECOLO XIX










